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Siamo circolari, non lineari
nelfuturo.com

di Bruno Lamborghini

Il lungo ciclo dello sviluppo industriale e del consumo di massa globale ci ha fatto divenire culturalmente lineari, tendiamo cioè a seguire rigidi obiettivi lineari e non circolari che iniziano e finiscono, prima la scuola, poi il lavoro, poi la pensione, senza continuità con il passato e con poco interesse per il futuro. Oggi critichiamo le nuove generazioni, i nativi digitali, perché vivono solo il presente, senza considerare il passato, la storia ed ancor peggio senza avere una idea, una visione, un progetto del proprio futuro. Ma tutti noi, qualunque sia la nostra età, viviamo, in qualche modo spesso ossessivamente, solo il presente ed i suoi limiti, siamo prigionieri di quanto stiamo vivendo in un dato momento senza orizzonti passati e futuri.

Non era così per le passate generazioni di contadini e artigiani in cui scuola e vita erano una cosa sola, con al centro la terra da coltivare o le materie della terra (il legno, la pietra, il ferro) da lavorare per formare oggetti.  Tutta la vita ruotava attorno al terreno e alla natura in movimento circolare, in cui ogni stagione ed ogni coltivazione succedeva alla precedente e preparava quella futura. La stessa vita dei contadini, ma anche degli artigiani, si adeguava alla circolarità delle stagioni della terra senza interruzioni. Nascite, vite e morti delle piante, degli animali e delle persone seguivano un ciclo che di fatto non terminava mai e si ripeteva di generazione in generazione. Non erano percepite con ansia, come oggi, le fasi di inizio e di fine che condizionano la nostra vita ed anche la nostra mancanza di gioia di vivere, il timore e l’ansia della fine, della giovinezza, del lavoro, la insicurezza, la perdita del reddito, la paura della vecchiaia e della morte.

Le abitudini dei nostri antenati erano circolari, ogni materia, ogni prodotto, ogni atomo, dopo essere utilizzato, rientrava nel patrimonio naturale per essere riutilizzato dagli stessi o dalle successive generazioni. Pensiamo alla coltivazione agricola che costituiva l’essenza del vivere e nutrirsi, tutto partiva dalla terra e ritornava alla terra in un circolo continuo. Per scaldarsi e cuocere si bruciava la legna che non finiva mai, perché si piantavano sempre nuovi alberi. Non dimentichiamo peraltro che in quei secoli prevalevano molto spesso guerre, carestie e gravi malattie e pestilenze, né avrebbe senso oggi ritornare a quel tipo di vita che comunque ci può insegnare diverse cose.

Ma c’è lo straordinario esempio di un imprenditore illuminato come Enrico Loccioni, leader nei sistemi di automazione e controllo e in campo ambientale, che ha ispirato il suo impegno di imprenditore attento a non inquinare, a produrre energie rinnovabili, ad impedire lo spreco di materiali e di risorse energetiche ed al loro riutilizzo, partendo da quanto facevano  i monaci e i mezzadri di un tempo che rispettavano strettamente questi obiettivi e lasciavano la terra e la natura come l’avevano ricevuta.  

La grande trasformazione industriale degli ultimi due secoli si è basata sull’energia prodotta bruciando minerali provenienti dalla terra come il carbone o il petrolio che non si riproducono più dopo il loro consumo.

Questo cambiamento ha portato a utilizzare e consumare la natura in modo continuo lineare e non più circolare, riducendo sempre più le risorse naturali, non solo minerali, ma anche l’acqua che è l’elemento vitale più importante, consumando anche l’aria e inquinando il clima che reagisce con siccità, alluvioni ed epidemie virali ad esso collegate. Oggi siamo di fronte alla necessità di salvaguardare la salute della terra, di fermare la distruzione delle risorse naturali, combustibili fossili, acqua, aria alla ricerca di una sostenibilità ambientale per combattere le grandi alluvioni come avvenuto in Germania ed in Cina in luglio, ma le azioni intraprese, gli obiettivi della decarbonizzazione sono ancora insufficienti e di difficile realizzazione.

Nei nostri consumi quotidiani spesso non ci accorgiamo che distruggiamo risorse naturali non più riproducibili con sprechi, consumi inutili o dannosi, pensiamo agli immensi cimiteri di automobili o computer, senza possibilità di riciclo e riutilizzo. Pensiamo che occorrono migliaia di litri di acqua (30 vasche da bagno, come è stato calcolato) per produrre anche solo una Tshirt, mentre manca l’acqua per dissetare tanti paesi africani.  Abbiamo scaricato immense quantità di plastica, creando isole di plastica negli oceani destinate a restare per secoli senza potersi degradare, in questo modo provocando la morte di milioni di specie di pesci e crostacei: una sola bottiglietta di plastica può uccidere intere famiglie di pesci.

Si è iniziato per fortuna a capire l’importanza di un approccio non più lineare in tutte le nostre azioni a cominciare dalla  proposta di avviare una economia circolare, al posto dell’economia lineare, a livello industriale e di consumo,  partendo dal riciclo dei beni fisici, dalla progettazione senza scarti e di prodotti riconvertibili (un elettrodomestico può vivere infinitamente con i necessari ricambi), dal riuso delle materie prime scarse con ricerca di  risparmio energetico nelle produzioni, nei consumi e nei trasporti. Se questo è vero, la domanda è se riusciamo in tempi non lunghi a cambiare il tradizionale modello lineare nell’industria e nei comportamenti individuali per ritornare ad un visione più circolare della vita, del lavoro, dell’intera economia, se riusciamo a condividere ed attivare un cambiamento culturale radicale.

Questo non significa voler tornare all’era preindustriale che non avrebbe alcun senso, come invece qualcuno auspica astrattamente verso una “decrescita felice”, ma invece ridisegnare le condizioni di circolarità nel contesto tecnologico-industriale attuale.  Ci sono segnali ancora deboli che vanno in questa direzione e ci sono crescenti fattori di crisi nei modelli di produzione, del lavoro, della vita e del consumo che hanno dominato gli ultimi due secoli. Occorre rafforzare ed accelerare il trend perché il tempo è limitato.

La pandemia ha mostrato come la salute dell’uomo sia strettamente legata alla salute della terra ed entrambe siano elementi fragili e di grave rischio per l’umanità. Dobbiamo renderci conto che l’approccio circolare, al posto del lineare, è qualcosa di naturale che caratterizza la vita dell’universo ed anche tutta la nostra vita. L’universo è fatto di corpi rotondi che girano secondo cerchi o ellissi.  La terra è un pianeta circolare che ruota continuamente, determinando cicli stagionali che generano la vita. La natura, di cui fa parte la specie degli umani, è circolare con processi che si ripetono, vita e morte senza interruzione, ma anche senza sprechi, tutto rimane in un processo circolare continuo.

Il nostro corpo è circolare, in esso tutto viene riutilizzato al meglio con pochi scarti: siamo fatti di flussi di acqua e di sangue che continuamente circolano; se non circolassero continuamente non potremmo vivere. Ma la nostra stessa morte, come quella degli altri esseri viventi, ha una sua circolarità in quanto è parte della circolarità della natura fisica, ma anche la nostra componente di pensiero e di intelligenza immateriale può sopravvivere e circolare nella memoria di altri e può continuare a generare elementi cognitivi (idee, progetti, pensieri, scritti) che possono proseguire in altri cicli vitali.

Lo stesso messaggio della fede cristiana (ma anche quello di altre religioni) non è per nulla lineare, perché la morte non determina la fine, promettendo la resurrezione futura. Papa Francesco è assolutamente circolare con la sua enciclica Laudato Si.  Anche la geometria ci aiuta a capire il rapporto tra lineare e circolare. Il cerchio è la figura geometrica più bella in cui tutto è connesso in modo continuo senza interruzioni, al contrario della linea retta che inizia e finisce senza lasciare nulla.  

Le nuove reti di comunicazione sono circolari, non terminano passando da A a B soltanto, ma consentono di connettere tutti i punti della rete con atri punti in un collegamento infinito, senza fine. Ecco perché occorre fare ogni sforzo per ritornare all’economia circolare del riciclo, del recupero delle risorse naturali, abbandonando quella lineare dello spreco, della distruzione della natura, della perdita della salute della terra assieme alla salute dell’uomo.

Ma il messaggio più importante della circolarità riguarda non solo beni fisici, ma riguarda i saperi che per loro natura sono circolari, non lìneari. E’ fondamentale non sprecare i saperi, le conoscenze apprese, non disperderli, ma collegare i saperi tra loro in cerchio e riutilizzarli durante tutta la vita. I saperi, le conoscenze sono un patrimonio determinante di intere comunità, di territori, di nazioni che devono garantirne la circolarità continua, sia in termini di tutela conservativa che di diffusione tra tutte le persone. Le biblioteche, gli archivi sono la base ed il riferimento concreto della circolarità dei saperi.

La scuola è il principale motore della circolarità delle conoscenze e del  cambiamento circolare dal basso, dalla volontà libera dei ragazzi, molto più che dalla volontà di tanti che non si preoccupano della continuità delle conoscenze L’insegnamento scolastico e quello universitario continuano invece ad operare quasi sempre in modo puramente lineare, a cominciare da un obbligo scolastico una tantum solo nei primi anni di vita, attraverso lezioni frontali  ex cathedra, senza dialogo circolare tra docenti e studenti, senza ricambio continuo di idee ed apprendimento collettivo, con silos chiusi di sapere senza collegamento interdisciplinare tra le materie e le professioni, puntando a specializzazioni chiuse allo scambio.

Il permanere di forme istituzionali di scuola una tantum, e non che dura tutta la vita, contribuisce a creare modelli lineari finiti che proseguono nel resto della vita di ciascuno con impoverimento della capacità di lavoro assieme alla carenza di un apprendimento continuo sempre più necessario (si pensi alla mancanza di corsi professionalizzanti ed anche al limitato numero di chi legge libri).  Per fortuna vi sono anche esempi di formazione/apprendimento continuo con modelli destrutturati e connessi alla trasformazione del lavoro da parte di giovani e di gruppi innovativi.

Vi sono anche scuole che si stanno muovendo in questa direzione come a Rovereto con le classi di Circular Thinking simili alle Circular Classrooms finlandesi. Od il progetto di comunità educanti sviluppate dalla Fondazione Amiotti con l’obiettivo di fare della scuola il centro di una comunità aperta ed estesa al territorio. Si possono creare in tal modo ambienti per sviluppare scuole-laboratori circolari che collocano tutti gli insegnamenti e le attività pratiche in modalità di scambio circolare in grado di diffondere cultura innovativa negli ambienti in cui si opera, facendo ampio cerchio tra gli studenti, i docenti-tutor ed i territori.  Ma tutto questo richiede di accettare e diffondere un processo di cambiamento culturale condiviso da parte di tutti.