Salta al contenuto
Rivoluzione con rischi e chance dove il dato è il "nuovo petrolio"
L'Arena

"Ci troviamo in una fase di transizione in cui la tecnologia, se ben gestita può migliorare le condizioni economico sociali: da una parte può potenziare l'uomo, ma può anche depotenziarlo". Parola di Alessandro Perego, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano.

Che la rivoluzione tecnologica possa generare ricchezza lo sanno bene i monopolisti big tech che lavorano sulla scienza tecnologica. 

In questo contesto è strategico puntare sull'aggiornamento continuo delle competenze (riskilling). "Occorre costruire competenze dinamiche innovative che combinano tech skill a human skill. Non basta la laurea, nell'arco di pochi anni la formazione diventa obsoleta", ha sottolineato Bruno Lamborghini, economista industriale, già presidente di Aica, Prometeia e Olivetti Tecnost. "Per quanto riguarda il rapporto uomo-macchina l'intelligenza artificiale e le reti neurali tendono a penetrare in modo simbiotico nelle persone modificando le conoscenze e i comportamenti. Le macchine smart imparano a prendere decisioni, gli algoritmi riproducono e amplificano i comportamenti umani. Il problema è la velocità e l'imprevedibilità del fenomeno. La sfida è tradurre l'intelligenza artificiale umana aumentata, attraverso una crescita di competenze condivisa da tutti, che non sia solo patrimonio di un'élite di specialisti".