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Quale scuola per i Centennials?
manageritalia.it

La generazione dei ragazzi nati dal 1996 in avanti ha valori ed esigenze specifiche. Le nuove sfide per proporre un'offerta formativa al passo coi tempi e in grado di garantire un futuro professionale 24 mar 2020 Il mondo è cambiato". "I ragazzi di oggi sono diversi da quelli delle generazioni precedenti". "A scuola i ragazzi si annoiano". Luoghi comuni? Quanto di vero c'è in queste affermazioni? Chi sono veramente i ragazzi di oggi, quelli che vengono chiamati Centennials? Da che cosa percepiamo che possono essere capaci di dare risposte nuove a problemi vecchi? I segnali non mancano. Partiamo da Greta Thunberg, nata in Svezia nel 2003, a soli 16 anni è divenuta l'attivista per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico più conosciuta al mondo. Nel mondo si stanno facendo notare con la stessa velocità anche tanti altri giovanissimi e giovanissime che, come Greta, lottano per la salvaguardia dell'ambiente, dall'Europa agli Stati Uniti: la mobilitazione non ha confini territoriali e la connessione planetaria è divenuta strumento della protesta pacifica ma tenace di questi giovani.

 

SEMPRE CONNESSI

 

Nati dal 1996 in poi, i Centennials non hanno conosciuto il mondo senza internet, sono dunque nativi digitali. Sono la generazione dell'euro e della cittadinanza europea, ma anche quella che sta pagando più di ogni altra le conseguenze economiche e sociali delle recenti crisi, con tassi di disoccupazione molto alti, mai registrati prima d'ora nel nostro continente. Non c'è dubbio, poi, che questa sarà ricordata anche come la generazione della rete, sempre connessa (rapporto Istat 2016) perché costituita da coloro che sono nati e cresciuti nel periodo in cui le nuove tecnologie informatiche hanno raggiunto la loro maggiore diffusione. Una generazione, come tale, che ha quindi percorso tutto o buona parte del proprio iter formativo nell'era di internet. Ma quanti sono i Centennials che frequentano le nostre scuole? Nel 2018, secondo l'Istat, i Centennials dai 3 ai 18 anni erano 8.084.362, di cui 4.158.100 maschi e 3.926.262 femmine. Questi bambini e ragazzi arrivano nelle scuole italiane come la generazione più multiculturale che il nostro paese abbia mai conosciuto. Gli stranieri dai 3 ai 18 anni sempre nel 2018 (dati Istat) erano infatti 886.733, di cui 542.447 al Nord, 213.480 al Centro e 130.086 al Sud.

 

Come evidenzia AICA (l'Associazione italiana informatica e calcolo automatico), le app degli smartphone hanno funzionalità più circoscritte e limitate rispetto ai software tradizionali, ma questa caratteristica più che essere un limite è un vantaggio. Infatti, la curva di apprendimento per l'utilizzo dell'applicazione è minima e i prezzi di acquisto sono bassissimi (molte applicazioni sono addirittura gratuite). Attraverso le app, i Centennials sono divenuti davvero una generazione on demand, capace di soddisfare in modo personalizzato ogni esigenza di comunicazione, di informazione, di studio, di svago, di vita, senza limiti di tempo e di spazio. Questo nuovo modo di vivere ha sicuramente molti vantaggi, anche se non vanno trascurate le conseguenze indesiderate che possono limitare la privacy. Resta, comunque, un processo che si evolve e che sta modificando gli stili di vita: non conoscerlo e non comprenderlo significa non essere pronti a entrare nel terzo millennio. La differenza tra la nostra generazione, nata nella seconda metà del Novecento, e i Centennials sta proprio nella capacità di utilizzare queste tecnologie, il cui funzionamento ai giovani risulta ovvio. Naturalmente smart e sempre geolocalizzati, alternano con disinvoltura le fonti orali e scritte a quelle digitali per risolvere problemi o per assumere informazioni e consigli che orientano le loro scelte finali. Ormai gli smartphone hanno sostituito decine di singoli strumenti separati che si usavano nel Novecento. Ma non è finita qui, perché il mondo fisico sarà sempre più connesso con quello digitale. Si parla da tempo di internet of things e ormai ci siamo, presto assisteremo alla connessione in rete di oggetti di qualsiasi tipo. Lo smartphone arriverà in breve tempo a essere sempre più un vero e proprio telecomando di differenti dispositivi domestici e ci consentirà di impartire comandi ed effettuare controlli e monitoraggi a distanza. Insomma, sarebbe sciocco da parte nostra non accettare il fatto che i Centennials si rifiutano di vivere e studiare come chi è nato nel Novecento, e non è più neanche auspicabile perché il progresso non si ferma e non aspetta coloro che lo ignorano. E quando i nostri giovani cercheranno un lavoro dovranno dimostrare di essere ben attrezzati in materia di competenze tecnologiche e scientifiche e quindi pronti per iniziare a lavorare. Se il mondo è cambiato così tanto in pochi anni, è legittimo pensare che nel 2032, quando usciranno dalle scuole superiori i bambini che nel 2019 hanno iniziato a frequentare la scuola primaria si ritroveranno a vivere in una realtà molto diversa dall'attuale, ancora più smart, più multiculturale, più planetaria. Il tempo che già oggi trascorrono a scuola deve allora diventare un tempo per allenarsi al futuro. Basterebbe riflettere su questo per comprendere che, se non modifichiamo in fretta i nostri modelli culturali e istituzionali, rischiamo di mantenere in piedi "cattedrali nel deserto", con costi improduttivi e non utili ai giovani e alla crescita del Paese. La scuola del Novecento ha le ore contate. Diamoci da fare. Articolo tratto dal libro La scuola dei centennials, Valentina Aprea (Egea).

 

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È l'iniziativa di Manageritalia che ha come principale obiettivo quello di migliorare la sinergia tra la scuola e il mondo del lavoro e avere così risorse giovani in linea con le richieste del mercato, accrescendo l'occupabilità delle nuove generazioni e la competitività delle imprese. La peculiarità dell'iniziativa sta proprio nella figura del manager che fa da ponte tra ragazzi e aziende. L'iniziativa in pillole: Favorisce uno scambio virtuoso tra scuole, studenti e aziende. Aiuta le scuole ad ampliare il perimetro delle discipline trattate nei programmi di studio e a integrarle con quelle di maggiore attualità e interesse nel mondo del lavoro. Aiuta gli studenti a programmare e attuare consapevolmente il loro futuro ingresso nel mondo del lavoro, entrando direttamente in contatto con i manager d'azienda.