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Le competenze digitali dei professionisti sanitari nell'epoca del Coronavirus
prpchannel.com
Nell'attuale contesto economico mondiale, la pandemia causata dal coronavirus e il conseguente lockdown ha creato enormi problemi a molti settori, in particolare l'industria, il commercio e il turismo. In Italia, le tecnologie dell'informazione e comunicazione sono assurte ad un ruolo pervasivo e strategico, in grado di modificare profondamente le attività economiche delle imprese e il comportamento dei cittadini nei confronti dell'utilizzo degli strumenti tecnologici (es. il commercio elettronico, i siti internet di informazione, le applicazioni di telefonica mobile, ecc.). E di conseguenza è assunto grande rilievo all'alfabetizzazione alle tecnologie digitali. A tale riguardo, AICA (Associazione italiana per l'Informatica e il Calcolo Automatico), associazione senza fini di lucro, che ha come missione lo sviluppo delle conoscenze ICT in tutti i suoi aspetti: scientifici, tecnologici, applicativi, economici e sociali, in collaborazione con SDA Bocconi, ha avviato nel 2003, un progetto ad ampio respiro con l'obiettivo di valutare, il più possibile in termini quantitativi, il costo che "l'ignoranza informatica" poteva comportare per la collettività. Nel 2004 l'indagine si è focalizzata su un'area di grande rilevanza sociale, come il settore della Sanità, avendo ben chiaro che gli obiettivi di efficienza e produttività assumono connotazioni assai particolari che lo distinguono dagli altri comparti economici. Il "non sapere" informatico comporta il rischio di un mancato adeguamento delle specifiche professionalità a un ambiente che necessariamente diventa sempre più complesso e che comporta dei notevoli costi di improduttività, per il settore stimati attorno a circa 850 milioni di Euro l'anno; una cifra che è dello stesso ordine di grandezza della spesa informatica dell'intero comparto sanitario e rappresenta lo 0,84% della spesa sanitaria pubblica dell'intero Paese. Le analisi condotte portarono a stimare un ritorno annuale per una formazione di base, tipo ECDL (European Computer Driving Licence), superiore ai 2 miliardi di Euro. Risultò, in particolare, come il personale medico era ed è quello che più potrebbe contribuire all'aumento di produttività dell'intero sistema. Emerse un quadro di offerta e di utilizzo dei servizi sanitari eterogeneo in cui raramente si fa rete, fortemente differenziato fra il Nord, il Centro e il Sud. Al Nord sembravano essere più diffusi piani di governance condivisi all'interno delle strutture e l'utilizzo dei servizi digitali sembrava essere più avanzato. Ciò poteva essere legato ad una maggiore consapevolezza del potenziale innovativo dell'ICT e ad una cultura dei decisori sanitari orientata a programmi di integrazione "in rete" dei sistemi locali. Inoltre, secondo il dato che è emerso dal primo Osservatorio Nazionale sulle Competenze Digitali in Sanità promosso da AICA nel 2016, le richieste dei professionisti del settore erano condivisione e formazione, per cogliere pienamente tutte le opportunità della digitalizzazione. Per analizzare e verificare lo "stato dell'arte", fu condotta una ricerca, attraverso la somministrazione di un questionario online costruito ad hoc e in parte differenziato per le specifiche qualifiche professionali. La maggioranza dei professionisti era pronta al cambiamento e la consapevolezza del valore d'impiego delle tecnologie nei processi di diagnosi e cura, non solo a livello gestionale e formativo, era acquisita e doveva confrontarsi con nuove competenze da acquisire, soprattutto tecnologiche. Per tanti medici e professionisti questo "obbligo alla digitalizzazione" era visto come un peso. Inoltre, dagli studi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità relativi agli ultimi 5 anni, risultava che gli investimenti in formazione del personale sanitario erano stati insufficienti e che a ostacolare ulteriormente la diffusione di nuove competenze digitali era la resistenza del personale all'uso di nuovi metodi di cura che prevedono l'introduzione di tecnologie sanitarie (73% degli operatori sanitari).