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Osservatorio AICA sulla manifattura digitale
Osservatorio AICA sulla manifattura digitale
Il settore industriale sta vivendo una nuova rivoluzione, al centro della quale sta la fabbrica con nuove modalità di produzione, ma con riflessi pesanti anche sugli altri aspetti organizzativi: quelli distributivi, in primo luogo, quelli commerciali, i rapporti con i fornitori, oltre che ai rapporti con i clienti.
 
Se oggi gli scenari di industry 4.0 (totale automazione dei processi, interconnessioni tra tutte le realtà coinvolte ) sembrano avveniristici, non va dimenticata la velocità che molto spesso riguarda i cambiamenti legati alla tecnologia digitale; per cui è importante che le aziende inizino al più presto ad adeguarsi, ad uscire da uno status quo che è sicuramente pericoloso: a questo proposito secondo alcuni dati presentati recentemente dall’agenzia per l’Italia digitale, l’85% delle aziende fallite recentemente non disponevano di un sito web.
 
In Italia, esiste sicuramente una fascia di imprese che ha saputo rinnovarsi. Uno studio, promosso da Aica e presentato da Prometeia nell’ultimo nostro congresso, ha dimostrato come le aziende che hanno avuto la capacità di esportare, che più sono state in grado di offrire prodotti rispondenti alle esigenze dei consumatori, che più hanno investito, quindi, sul valore immateriale del prodotto, siano state le aziende che sono riuscite a resistere alla crisi.
 
Ma va anche ricordato che il 95% delle aziende italiane è dato da microimprese, prevalentemente a carattere familiare, dove è decisamente più basso che negli altri paesi europei, il ricorso ad una dirigenza esterna alla famiglia, che potrebbe portare innovazione. Le statistiche europee ci collocano poi sempre negli ultimi posti in Europa come utilizzo del digitale; secondo Eurostat solo il 5% delle imprese vende con e-commerce e siamo anche al di sotto della media europea come percentuale di aziende che acquista on line.
 
Detto questo, basta dare un’occhiata a Internet per capire l’interesse che oggi sta destando il tema del digital manufacturing. Vi sono molte iniziative, studi al riguardo. Si cita, a titolo d’esempio, il progetto Fabbrica 4.0 di Confindustria Servizi Innovativi, iniziative avviate da diverse università: si conoscono quelle di Genova, Brescia, Politecnico di Torino; il progetto hublab, lanciato da Micelli presso la Fondazione Nord Est.
 
Perché quindi anche Aica ha voluto inserirsi nel settore? Perché riteniamo che la cultura e le competenze digitali siano il motore per lo sviluppo di un nuovo manifatturiero e questo rientra nelle attività e nella missione della nostra associazione.
 
Nell’indagine che Aica ha promosso lo scorso anno con partner qualificati (servizio studi Banca Intesa, Net-Consulting, Prometeia) per analizzare il nuovo scenario manifatturiero, è risultato chiaramente come in Italia vi fossero tre realtà separate e generalmente non comunicanti:
  • Il mondo delle startup, dei makers, dei fablab; la ricerca, lo scorso anno, aveva censito una sessantina di fab lab, ma è sicuramente un numero in continua evoluzione; si legge anche che l’Italia è uno dei paesi al mondo con la numerosità maggiore di queste realtà. E’ un mondo dove esiste un grosso capitale d’innovazione, dove le tecnologie digitali si interfacciano con la realtà fisica; andrebbe quindi utilizzato al massimo per il suo bagaglio di competenze, per il potenziale innovativo.
  • Un'altra realtà è quella delle imprese, che sembrano in generale ancora diffidenti verso questo mondo dei makers, dei fablab, portatori di una cultura dell’open source che le aziende temono. Si percepisce una resistenza ancora diffusa a collaborazioni con imprese giovani, che potrebbero portare innovazione
  • La terza realtà è il mondo della formazione, scuole e università. E’ oramai riconosciuto dalle stesse istituzioni il ritardo dell’Italia nell’offerta di una formazione che sia allineata con la nuova domanda del lavoro. Il sistema scolastico deve attrezzarsi per offrire, in modo sistemico,
    • sia una base di cultura digitale (è impensabile che i lavoratori di domani non siano consapevoli della potenza innovatrice della tecnologia digitale);
    • sia un cultura del problem posing and solving, cioè i giovani devono essere capaci di porsi dei problemi e di risolverli.
    • In termini di competenze tecniche la formazione deve tener conto dei cambiamenti indotti dal digitale nel mondo del lavoro.

Come si è mossa Aica? Abbiamo avviato, innanzitutto, un osservatorio AICA sulla manifattura digitale che si è posto, come primo obiettivo, quello di mettere a contatto le tre realtà, cercando di superare le diffidenze reciproche; importantissimo infatti è fare rete.

La direzione dell’Osservatorio – che opera come gruppo chiuso su Facebook, con alcune riunioni in presenza - è stata affidata a Massimo Temporelli (responsabile di “The FabLabMilano”). Dopo qualche mese dall’avvio il numero degli iscritti ha superato le 170 unità.